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  • IL LATO FEMMINILE DEL VINO

    Le donne, nel mondo del vino, hanno assunto un ruolo centrale, non solo come consumatrici, ma anche come vignaiole, imprenditrici vitivinicole, enologhe, sommelier, giornaliste rivoluzionando l’intero settore con creatività, competenza, amore e innovazione.

    Di questo ne sono ancora più convinta dopo aver avuto il piacere di incontrare Antonella Amodio, personalità di spicco del panorama enologico campano.

    Antonella mi ha conquistato con la sua dolcezza, la sua disponibilità ad ascoltare, per la sua spiccata femminilità, per la curiosità che mette alla base del suo lavoro.

    Ho avuto il piacere di degustare con lei dei vini e in quell’occasione ho visto emergere  la sua parte tecnica, di studio, di competenza ma soprattutto di passione.

    Il suo è un “ascolto” del vino, che inizia dal colore, osservato con calma e attenzione, per poi sentirne i profumi, ad occhi chiusi, così da catturare anche la più piccola sfumatura.

    Infine l’assaggio che diventa una scoperta, che porta ad un giudizio equilibrato, appassionato, professionale .

    Un Rosè interamente di Barbera del Sannio (la Camaliola) ha fatto scattare in lei l’entusiasmo, non solo per aver trovato un’unicità ma soprattutto per aver avuto l’opportunità di assaggiarlo.

    E’ stato accrescitivo osservare   Antonella, scambiando  le nostre esperienze femminili e professionali.

    Carmela Acanfora,
    Ca’Stelle

  • Non è mai tardi per imparare a degustare felici !

    Fino a qualche settimana fa, gustare un chicco d’uva era stato il mio approccio più vicino al vino. Fa sorridere ma è la verità

    Poi un giorno di questo inverno, nel mezzo della pandemia dove tutti ci siamo ritrovati tristemente chiusi in casa e sempre più lontani dalla nostra vecchia e cara quotidianità pre-Covid, ho ricevuto un messaggio da un vecchio amico che mi informava che mi aveva inserita in un percorso formativo on line di approccio al vino

    Ok, sfida accettata!

    L’amico che mi aveva mandato il messaggio è un consulente per Ca’ Stelle, ci conosciamo da parecchi anni; quando abitava a Milano abbiamo lavorato insieme su diversi eventi a sfondo sociale e progetti di marketing e comunicazione. Oggi io continuo ad occuparmi di comunicazione ma da ormai una decina d’anni agli eventi corporate ho affiancato quelli privati diventando wedding planner professionista.

    Tornando a quel messaggio da cui tutto è nato…. è poi subito seguita la spedizione direttamente a casa delle undici etichette prodotte da Ca’ Stelle:

    “allora stavolta si fa sul serio” mi sono detta!

    Le undici bottiglie sono giunte a destinazione con un imballo davvero speciale per impedire venissero rotte durante il lungo tragitto, dalla Campania alla Lombardia: una grande cura e attenzione nel trattare il proprio prodotto che ho colto fin da subito.

    Non sapevo assolutamente nulla di vino.

    Non ho mai bevuto, limitandomi giusto al brindisi in compagnia alle feste comandate.

    Ben lontana dal sapere cosa ogni bottiglia contenesse, appena ricevute, mi hanno però subito affascinato  i nomi dei vini ispirati alle costellazioni; per mia natura e per lavoro, organizzando matrimoni, sono una romantica ! La mia curiosità si è quindi dapprima concentrata sulle etichette che peraltro, molto belle, ho poi scoperto essere stampate su carte Fedrigoni con inchiostro ecologico.

    Con le mie 11 bottiglie sulla scrivania e incuriosita da ciò che avrei potuto imparare ho così preso parte al primo incontro conoscendo di persona, seppur on line tramite Meet, Mariano e Raffaele Assini ovvero l’anima di Ca’ Stelle

    Da quel lontano lunedì di inizio febbraio ne sono poi seguiti tanti altri diventando un piacevole appuntamento fisso: ogni volta ho imparato qualcosa per me di assolutamente nuovo, ho riempito fogli prendendo appunti e ad ogni fine incontro avevo l’entusiasmo di raccontare ad altri le mie nuove conoscenze di quello che ho scoperto essere un mondo davvero affascinante, quello del vino.

    E poi, venne il giorno !

    Ho aperto una di quelle 11 bottiglie e quasi timidamente prima ho assaggiato e poi degustato mezzo bicchiere di vino.

    Mariano e Raffaele hanno saputo trasmettermi la giusta “confidenza” verso il vino; attraverso la grandissima esperienza, l’amore e il rispetto che nutrono nei confronti del loro lavoro ho acquisito tante nozioni interessanti ma ho anche imparato ad approcciarmi al vino con familiarità, dimestichezza, senza formalità, come si direbbe oggi in modo friendly.

    Un buon vino infatti è alla portata di tutti non solo dei Sommelier o degli intenditori: olfatto e papille gustative li abbiamo tutti! E ognuno di noi, pur non essendo un esperto, coglie la differenza tra ciò che è buono e ciò che invece è solo mediocre.

    Io sto anche imparando a degustare, che non significa affatto cominciare a bere, ma a saper riconoscere, a saper descrivere un vino e sono insegnamenti interessanti che portano anche nella mia cucina quotidiana, quella di casa,  a saper abbinare ai piatti e alle diverse portate.

    La strada per me è ancora tanto lunga ma è un percorso dove oltre ad imparare, mi diverto, mi fa vivere momenti di piacevole convivialità e mi ispira ad approfondire il tema del vino anche in altri contesti come l’arte, la moda, la letteratura e naturalmente il wedding.

    p.s. il mio preferito al momento è Cassyopea, Falanghina del Sannio DOP BIO. Accompagna splendidamente i primi piatti, antipasti, pesce, verdure, fritti e pizza ma ottimo anche come aperitivo … del resto sono milanese!

    Serena Colavita

  • Intervista a RadioNews24 di Venanzio Assini

    Per il video integrale dell’intervista:
    Intervista a Venanzio Assini – Ca’Stelle -RadioNews24

    1. Effetto economico della Pandemia sul mercato visto e analizzato e osservato dalle giovani leve delle aziende vitivinicole.

    Prima che per le nostre Aziende, la situazione è umanamente difficile. Ci troviamo di fronte a qualcosa che non abbiamo ancora sotto controllo e che porta con sé un numero elevato di vittime. A questo va aggiunto che l’interesse di tutela sanitaria non coincide con la capacità finanziaria ed economica che le persone e le aziende hanno per sostenersi, oltre alle difficoltà dello stato italiano che già prima della pandemia mostrava grossi problemi in termini economici e finanziari.

    Di certo, attualmente, alcune regole del mercato sono in evoluzione. Le aziende familiari, come la nostra, si muovono sempre più verso la trasformazione digitale, sia in termini di sistemi di produzione, che di gestione e comunicazione commerciale, con l’obiettivo di neutralizzare l’andamento a singhiozzo dei canali di vendita tradizionale (ho.re.ca.) ed equilibrarlo con i canali digitali più innovativi (market place ed e-commerce).

    In generale, al giorno di oggi, è importante essere vicini ai propri collaboratori, siano essi clienti finali o operatori commerciali intermedi: in altri termini bisogna essere uniti, coesi e compatti davanti a un problema che coinvolge tutti.

    • Il futuro del vino italiano e le tendenze della domanda dei consumatori nazionali e internazionali.

    Il vino italiano è un prodotto che rappresenta un comparto di eccellenza nazionale, apprezzato sia in Italia che all’estero;non a caso siamo una nazione leader della produzione mondiale. L’Italia è anche leader di Biodiversità, gode sia di terreni e condizioni climatiche favorevoli sia di una smisurata Cultura ed Esperienza produttiva,dunque vanta un’ottima ed eterogenea produzione di uve e,quindi, di vini.

    Dall’altro lato, i consumatori italiani tendono ad essere consapevoli del prodotto, generalmente il loro processo di acquisto è basato sull’acquisizione ed interpretazione di numerose informazioni: Terroir,Vitigni, caratteristiche dei Vini e dei Valori dell’Azienda, fino ad arrivare agli abbinamenti Cibo/Vino.

    In questo senso gli italiani sono molto più preparati dei consumatori stranieri, che comunque stanno iniziando a ufficializzare la necessità di informazioni.

    Quello che stiamo notando – e che ci fa certamente piacere – è che i consumatori finali hanno intrapreso un percorso di educazione alimentare molto forte, dove vi è sempre maggiore attenzione alla fruizione del vino anche in termini di abbinamento di differenti tipologie di vino e cibo, anche a seconda delle diverse occasioni e contesti di utilizzo, evitando così abusi o usi non sani.

    • Ca’Stelle, i valori e la sua traduzione in prodotti ed esperienza.

    Ca’Stelle, la nostra azienda si muove proprio su questa direzione. L’obiettivo è quello di coinvolgere il nostro consumatore finale, con il quale creare un rapporto sempre più stretto, unico, valoriale e di fiducia, cercando di unire necessariamente tutti gli operatori commerciali, quelli tradizionali ed innovativi.

    Dobbiamo rispettare la nostra missione che è quella di ricercare, analizzare, definire e valorizzare vini autoctoni del nostro Sannio. Viti a volte dimenticate come la Camaiola da cui nasce il Barbera del Sannio, o viti che vengono confuse con la stessa famiglia ma con origini diverse come la Falanghina del Sannio.

    Per noi il Territorio, la nostra Cultura sono la nostra Identità. I nostri Prodotti, in alcuni casi unici in tutto il mondo, racchiudono la nostra voglia di raccontarci e il rispetto ambientale il nostro valore più grande da condividere. Tutto questo oggi è più facile, anche grazie all’utilizzo della tecnologia di comunicazione che rappresenta un grande aiuto nell’esportare l’experience – in primis – del vigneto, poi della cantina e – infine – della degustazione verso il nostro consumatore.

  • Ca’Stelle: l’esperienza, il vino e il web

    “L’esperienza insegna”: una frase formata da tre sole parole, un articolo un sostantivo e un verbo per essere più precisi. Non so quante volte l’ho sentita pronunciare e ogni volta ne imparo un nuovo aspetto, sorprendente ed inatteso. Da poco ne ho scoperto un nuovo significato.

    Tutto comincia qualche anno fa, quando entro a far parte del team di Castelle, con mansioni completamente diverse da quelle di adesso, dopo un master in “HR Management”. Risorse umane ma anche con una formazione moderna di gestione aziendale… Un ruolo specifico, ma al contempo generico, ma che strideva un po’ all’interno di una piccola realtà nella produzione di vino, uno dei processi produttivi più antichi sia della nostra terra con l’iniziale minuscola che della nostra Terra che invece vuole una maiuscola per indicare un territorio molto più ampio.

    Nell’epoca del web, dove il mondo intero è ravvicinato da complicati algoritmi e il sistema di produzione principale è quello binario, raccogliere acini di uva per ricavarne ciò che era definito “nettare degli Dei” sembrerebbe quasi anacronistico. Eppure le due cose hanno un punto fondamentale in comune: l’esigenza primordiale di condivisione.

    È così che quel www così simile alla vite di un cavatappi è diventato il mio campo d’azione, il luogo dove promuovere senza più confini ciò che i miei conterranei conoscevano già fin troppo bene: la qualità dei vini prodotti nel Sannio.

    Non è stato facile… e i primi tentativi di affermare le referenze di Castelle su di un mercato così vasto come può esserlo solo il globo intero, non sono stati certo incoraggianti. Ma quando passione e perseveranza si incontrano nulla diventa impossibile e ciò che verrebbe da definire “difficile” diventa, in realtà, uno stimolo.

    Dopo poche settimane mi vedo travolto, così come tutti i cittadini italiani nonché del mondo, dalle misure di contenimento per far fronte all’emergenza pandemica COVID-19. In un primo momento vidi come un ostacolo alla mia attività quelli che passeranno alla storia come DPCM e che ci hanno costretti a rinchiuderci in casa per lungo tempo, senza rendermi conto che stavo per scoprire un mondo tutto nuovo e che fino ad allora avevo totalmente ignorato.

    Abituato a rapportarmi con aziende di distribuzioni, ristoranti, enoteche e importatori, avevo perso di vista un target che era (ed è) forse più importante: il singolo individuo. Un “bacino di utenza” enorme, ma soprattutto persone che – come me – vedevano nel vino una via non di fuga bensì di vicinanza con la realtà.

    Gli ordini sulla piattaforma di Amazon si facevano ogni giorno più numerosi e io mi accorgevo di essere non di fronte a tanta umanità, ma accanto. Ogni bottiglia che confezionavo e preparavo per la spedizione era destinata alla tavola di qualcuno e la sua presenza su di una tavola mi faceva sentire un po’ un commensale di quelli che superficialmente definivo “clienti”.

    Solo oggi mi rendo conto che una parte del Sannio e più precisamente di Castelvenere ha viaggiato più di quanto non abbia fatto io stesso verso altri luoghi e altre culture sparse lungo tutto lo Stivale. Diventando qualcosa in comune tra Nord, Centro e Sud. Minimo comune multiplo di una comunità così diversa, ma così simile.

    Ed eccoci a oggi, a poco più di un anno di distanza dall’inizio di questa mia avventura, che la gestione di ordini, resi e logistica non ci fa più paura. Ci verrebbe dire che sia merito dell’esperienza maturata, ma se ci rifletto bene credo sia più per l’insegnamento: ciò che trasforma l’impegno in orgoglio, il lavoro in missione e gli ordini in soddisfazioni.

    Dario Villaccio – Ca’Stelle Web Manager

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